Nel 1979 i Pink Floyd sono a un punto di svolta. Già da tempo la partecipazione del tastierista Richard Wright è molto scarsa, si è trasferito in Grecia con la nuova moglie e ha una dipendenza da cocaina (paraltro sempre smentita dal musicista), così il bassista Roger Waters, dopo l’ennesima litigata licenzia il tastierista e prende in mano definitivamente le redini del gruppo, componendo da solo il monumentale “The Wall”, concepito fin dalla genesi come album, film e spettacolo dal vivo. Il disco esce il 30 novembre 1979 ed occupa la posizione numero 3 nel Regno Unito e la numero 1 negli Stati Uniti, restandovi per 15 settimane. “The Wall” racconta la storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink che, a causa di una serie di traumi psicologici, arriva a costruirsi un "muro" mentale attorno ai propri sentimenti dietro al quale si isola. I disagi, soprattutto infantili, che portano Pink a questa scelta drammatica sono la morte del padre verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, la madre iperprotettiva, gli insegnanti scolastici eccessivamente autoritari ed avvezzi alle punizioni corporali e i tradimenti della moglie. Proprio questa canzone è una dura protesta contro la rigida istruzione in generale, e in particolare contro i collegi, memoria della permanenza di Waters al Cambridgeshire School for Boys. Odiava i suoi insegnanti della scuola di grammatica e sentiva che erano più interessati a tenere i bambini tranquilli piuttosto che insegnare loro. In un’intervista del 2009 in realtà Waters ha ridimensionato la cosa: «Quella canzone voleva essere satirica. In realtà non esiste nessuno più pro-istruzione di me, ma i metodi educativi che ho subito al liceo degli anni '50 erano tesi solo al controllo e di conseguenza esigevano una ribellione. La canzone vuole essere una ribellione contro il governo errante, contro tutte le persone che hanno potere su di te, sbagliando, per cui è assolutamente necessario ribellarsi contro queste situazioni». Il singolo conquista la vetta delle classifiche nel Regno Unito per cinque settimane, negli Stati Uniti per quattro settimane, nella Germania Ovest, in Austria, Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Sud Africa, Svezia e Svizzera, il secondo posto in Italia e Spagna ed il quarto nei Paesi Bassi. I Pink Floyd raramente hanno pubblicato singoli di canzoni inserite anche su un album ma fu il produttore Bob a convincerli del potenziale della canzone come singolo, anche estrapolato dal contesto dell’album, e quando la band alla fine acconsentì alla pubblicazione ebbe il loro primo (e unico) hit single. La prima versione della canzone è molto differente, in pratica vede solo Waters cantare su una base di chitarra acustica, un breve assolo di chitarra, il tutto per la durata di 1 minuto e 20 secondi, visto che era concepita come intermezzo fra una canzone e l’altra. Il produttore Bob Ezrin, intuito il potenziale del brano, cerca di convincere Waters ad allungarla: «Amico, questo può essere un successo! Ma dura solo un minuto e venti, ci servono due versi e due ritornelli». La risposta di Waters però non ammette repliche: «Bene, sei proprio una sanguisuga. Noi non facciamo singoli. Vaffanculo!» «Va bene, va bene» risponde Ezrin. Poi, dopo che la band ha lasciato lo studio, Ezrin e il tecnico del suono con un lavoro di taglia e cuci riecono ad allungare la canzone, ma manca ancora una seconda strofa per non rendere la canzone troppo ripetitiva. Il produttore si ricorda di quando ha prodotto “School’s Out” di Alice Cooper, in cui aveva usato un coro di bambini... del resto anche questa canzone parla di ragazzi, no? Così manda il tecnico del suono Nick Griffiths alla Islington Green School di Islington, a due passi da Pink Floyd Britannia Row Studios a nord di Londra, e sceglie 23 ragazzi tra i 13 e i 15 anni delle classi dell’insegnante di musica Alun Renshaw. Il coro viene poi sovrainciso 12 volte per dare l’idea di un anumero molto maggiore di voci. Quando tutto è pronto Ezrin chiama Waters e gli fa ascoltare il risultato finale: il musicsta è dubbioso e contrariato, come ha osato Bob manipolare la sua canzone? Ma quando arriva il coro dei bambini la sua espressione cambia e capisce che la canzone sta diventando qualcosa di importante. A proposito del coro dei bambini ci fu qualche polemica quando di seppe che i ragazzi non erano stati pagati, inoltre non era stato detto agli insegnanti che avrebbero dovuto cantare un testo contro la scuola. A titolo di rimborso forfettario la scuola ricevette in tutto 1.000 sterline e un disco di platino. Poiché non ci fu nessun accordo con i componenti del coro riguardo ai diritti d'autore sulle copie del brano vendute, con la legge inglese sul copyright del 1996, essi acquisirono il diritto di guadagnare la quota che spettava loro, stimata intorno alle 500 sterline per ogni membro del coro. Anche l’idea del ritmo tipicamente da discoteca è del produttore, grande fan di Nile Rodgers e degli Chic (quelli di “Le Freak” per intenderci). Racconta Waters: «Lidea di fare musica da discoteca non era mia, m di Bob. Mi disse: “Perché non vai in un paio di club ad ascoltare ciò che sta accadendo con la disco-music?". Così ci andai e sentii questo gran volume, basso e batteria in quattro quarti e roba del genere... Terribile! Tornai allo studio e cercammo di applicare quel ritmo a una parte della canzone e così ammetto che la rendemmo più accattivante».