lucio-dalla E così anche Lucio Dalla se ne è andato; il piccolo uomo dall'aspetto buffo, così riservato nella vita privata quanto estroso nelle sue esibizioni pubbliche, non si è lasciato alle spalle una dolorosa scia di lunghi giorni di malattia, non ha dato ai fans e agli amici lo spettacolo penoso di un corpo in disfacimento, non è diventato lo spettro di se stesso - come molti prima di lui - ma ci ha lasciato con ancora negli occhi l'immagine di lui sul palco di Sanremo a dirigere l'orchestra, appartato, quasi al servizio del giovane Carone, con un gesto di grande umiltà umana e artistica, proprio su quel palco dove esordì giovanissimo con "Paff Bum" (chi la ricorda?) e dove si fece conoscere dal grande pubblico con "4/3/1943", piazzatasi terza ma assolutamente vincitrice morale.

Dalla ha indubbiamente accompagnato la canzone italiana dai lontani tempi del "beat", passando per la canzonetta, per l'incontro col paroliere Patrizio Roversi (l'indimenticabile periodo di "Nuvolari") fino ad approdare a un percorso più tipicamente cantautorale, lasciando da parte la sperimentazione deiprimi anni '70 ma realizzando canzoni che sono entrate nel cuore di ognuno di noi. E poi le collaborazioni, da De Gregori a Morandi, da Ron a Paolo Conte, dagli Stadio a Renzo Zenobi, da Roberto Vecchioni all'ultima apparizione in pubblico col giovane Pierdavide Carone, a dimostrare che per lui la Musica era innanzitutto il piacere di suonare, di cantare, di condividere..
Piazza Grande adesso sarà un po' più vuota e triste